Come avviene la lavorazione del vetro di Murano: un approfondimento | Livellara Milano

La tecnica produttiva e la storia della Livellara sono strettamente correlate alla lavorazione del vetro di Murano, dal momento che la ditta ha per anni collaborato con le Conterie e Cristallerie Muranesi – poi successivamente acquistate – nel periodo dei conflitti mondiali. Nella realizzazione dei prodotti in vetro, infatti, l’approccio adottato è molto più artigianale rispetto ai tradizionali processi produttivi del cristallo, e fortemente legato a ispirazioni e know how provenienti dalle esperienze con le aziende dell’isola veneziana. Ecco perché oggi vogliamo approfondire un mondo strettamente legato non solo al nome, ma anche alla qualità finale delle collezioni Livellara.

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Vetro di Murano, un po’ di storia

La prima fonte storica documentata risalente a questa antica arte risale al 982 d.C., e si tratta nella fattispecie di un atto di donazione; ciò fa presumere che il vetro venisse lavorato già da prima. Sono invece della fine del 1200 documenti che riportano l’esistenza di fornaci nella zona del Rio dei Vetrai sull’isola di Murano.

A partire dal XV secolo, le tecniche di lavorazione si raffinarono progressivamente grazie alle intuizioni del vetraio Angelo Barovier, e i vetrai cercarono di perfezionare il proprio operato anche tramite lo spionaggio per rubare i segreti delle altre fornaci, fino a costringere la Repubblica alla protezione delle tecniche di lavorazione originali con privilegi temporali, al termine però dei quali sarebbero state di dominio pubblico. Nel 1605 viene invece redatto il Libro d’Oro, contenente i nomi degli appartenenti alla Magnifica Comunità di Murano, al fine di limitare l’emigrazione dei mastri vetrai.

Tecniche di lavorazione del vetro di Murano

Come da tradizione mediterranea, questo vetro è sodico, che vuol dire che alla silice (la sabbia che diverrà vetro tramite la fusione) viene aggiunto del carbonato di sodio per consentire il processo di fusione a temperature inferiori. Il vetro viene miscelato di sera e preparato per tutta la notte, con l’aggiunta di stabilizzanti, coloranti/decoloranti e opacizzanti; le materie prime fondono a 1400°, ma il vetro rimane duttile fino alla temperatura di 500°.

Il vetro viene tradizionalmente soffiato con due procedimenti, detti “all’impronta” e “perle a lume”; dal momento che il secondo è destinato alla lavorazione di piccoli oggetti, ci concentreremo sul primo.

Inizialmente il vetro liquido viene raccolto con un lungo tubo in acciaio (“cannello”) tramite rotazione, e quando diviene stabile viene trasferito su un tavolo di acciaio detto Marver, rotolandolo sul tavolo per dargli la forma di un cilindro. A seguito di ciò, il processo si diversifica a seconda delle esigenze produttive: con oggetti grandi si reintroduce il cannello nel forno per raccogliere altro vetro, oppure si passa la massa in un altro forno di riscaldo per mantenerla malleabile, o in alternativa la si fa interagire con altri composti vetrosi fusi per l’ottenimento di precise combinazioni cromatiche. Nella produzione dei bicchieri goti, la massa vetrosa, ancora ad alta temperatura, viene fatta scivolare in un agglomerato di polvere di vetro colorata. Da qui, si soffia all’interno del cannello per modellare la massa e ottenere la forma desiderata, e con una canna di vetro detta puntello si separa l’operato dal supporto metallico; la sezione staccata verrà scaldata, e tramite pinze in ferro, si aprirà la sfera soffiata per definire il goto.

Se il vetro di Murano vi ha sempre affascinato, potete dare un’occhiata alle nostre collezioni richiedendo ora i cataloghi di Livellara.

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